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Gressoney in camper, sciare e non solo

22 October 2024 by
Alice Bignardi

Di Gressoney ricorderemo la calorosa accoglienza, la monumentale valle che protegge senza opprimere e la polenta concia servita in tutte le salse, letteralmente.

La prima cosa da sapere su Gressoney è che la località si divide in Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité. Saint-Jean è il paese più a valle, più grande e fornito; è anche quello dove nevica meno. La-Trinitè è il paese più a monte e lì si trova la partenza degli impianti del comprensorio del Monte Rosa. 

Per via della conformazione della Valle del Lys, che si estende per 40 chilometri da Nord a Sud  lunghezza coi suoi naturali terrazzamenti, la differenza climatica tra Saint-Jean e La-Trinitè è grande; ma trovandosi sul versante meridionale delle Alpi, la valle gode comunque di una esposizione al sole maggiore rispetto al versante svizzero.

Partenza piste Gressoney e dove dormire

Per sciare, ce n’è per tutti i gusti. Da Saint-Jean parte un piccolo comprensorio separato dal resto degli impianti del Monte Rosa che si chiama Weissmatten. A La-Trinité, invece, trovate gli impianti del Monterosa Ski che si collegano anche alle piste di Alagna e di Champoluc. Più di una cinquantina di piste, per lo più onestissime rosse, che passano tra rocce grigie color petrolio, le stesse che ricoprono tutti i tetti delle case del paese.

La partenza delle piste si trova precisamente a Staffal. Lì troverete le casse per acquistare lo skipass (5 Euro di sconto se lo comprate online e ritirare la tessera di persona alle casse); e almeno due rental ski. Noi siamo andati a quello più comodo, proprio sotto all’impianto, che si chiama Ermanno Sport e mette a disposizione in affitto anche gli armadietti del deposito per lasciare sci, caschi e scarponi bagnati e ritrovarli caldi e igienizzati il giorno successivo. Le navette che portano fino a Staffal passano tre volte all’ora circa e sono gratuite con lo skipass.

Per parcheggiare il vostro camper avete diverse opzioni. A Saint-Jean trovate il camping Margherita e il parcheggio proprio davanti alla chiesa con il campanile; poco più su, a Tache, frazione di Gressoney-La-Trinitè, trovate un parcheggio camper

Se siete degli accaniti sciatori e volete stare il più possibile vicino agli impianti agli impianti di Staffal, andate all’area sosta camper di Tschaval.

Il consiglio del camperturista - Come riscaldare il camper in inverno


Per due giornate di sci consigliamo di visitare un lato della valle al giorno, la partenza è nello stesso punto - Staffal - ma un’ovovia e una funivia portano rispettivamente al lato di Alagna e al lato di Champoluc. Il primo giorno partite da Staffal e prendere l’ovovia nominata Staffal-Gabiet e poi la successiva che vi porta fino a Punta Indren, a sciare dal lato di Alagna. Secondo giorno: sul retro dell’impianto ovovia Staffal-Gabiet si trova invece la funivia che porta dal lato di Champoluc, sul colle Bettaforca, fino a Frachey e infine Champoluc. Queste sono due meravigliose giornate di sci non troppo impegnativo che vi portano per tutto il comprensorio del Monte Rosa senza perdere tempo su impianti di collegamento. Se avete un giorno soltanto, consigliamo di fare il lato di Bettaforca la mattina e il lato di Gabiet il pomeriggio così da stare sempre al sole!

Cosa e dove mangiare e bere

Se dovesse capitarvi di ritrovarvi nella tormenta, poco sopra l’arrivo dell’ovovia Staffal-Gabiet troverete rifugio al bancone di Alder’s Nest, opportunamente vicino all’impianto da prendere per scendere a valle se avete bevuto troppo. Vi consigliamo infatti le loro grappe e gli zuccherini fatti in casa dal bancone fai da te. Il caffè è fantastico con un cucchiaino della loro panna montata fatta in casa. 

Per una bella giornata di sole andate sulla terrazza de rifugio Sitten, dal lato della funivia che porta al Colle Bettaforca. Troverete un ristorante (dove fanno la raclette e la bourguignonne), un bar-tavola calda self service che serve delle cioccolate calde fatte in casa col cioccolato fondente e la panna montata molto buone. Anche qui come altrove, l’accoglienza è calorosa. 

Per chi non scia ma accompagna qualcuno agli impianti: alla base di ovovia e funivia si trova il  rifugio Il Fienile con ristorante interno di carne e pesce, terrazza esterna dove servono piatti e sdraio disponibili per le giornate assolate. 

A Saint-Jean vi consigliamo di cenare al ristorante Il Braciere, dove si viene accolti da un personale allegro e gentilissimo. Dato che lo chef è piemontese abbiamo ordinato una mescolanza di ricette appartenenti alla cucina valdostana e alla vicina piemontese: la guancia con carote glassate e purea di patate e il tapulone, cioè la polenta concia con il ragù d’asino.

A Tache vi consigliamo di fare un’esperienza molto divertente e andare al ristorante in quota Punta Jolanda, un rifugio che la sera si raggiunge con il gatto delle nevi, mentre per pranzo ci si arriva con l’omonima seggiovia. Da prenotare con anticipo. 

Non si può finire il pasto senza un bicchierino di Gènèpy o Genepì, l’amaro locale, che viene dalle artemisie alpine (erbette d’alta quota) e si produce in varietà verde, con le erbe in infusione che lo rendono più dolce, e bianca, con le erbe a sospensione che lo lasciano più secco. 

Per il vin brûlé andate da Renata al bar Pinter a Gressoney-Saint-Jean. Per birre straniere e partite in diretta, ma anche cena e dopocena andate alla birreria dell’elefantino rosa, che si trova dietro al campanile di Saint-Jean.

Cosa fare a Gressoney 

La sera, nel weekend, si organizzano serate con DJ al palazzetto dello sport di Saint-Jean, dove trovate anche il cinema e diverse strutture sportive e di relax come la piscina, la sala d’arrampicata indoor, le sale per lo squash, una sauna e una palestra. 

Villa Margherita

Costruita nel 1883, la villa si chiamava in origine villa Peccoz, ma fu poi rinominata Villa Margherita in onore di Margherita di Savoia, la quale fu ospitata diverse volte a Gressoney in estate. 

Il Castello Savoia


La cultura Walser 

Walser è il nome della cultura e della lingua del posto. Nella valle si parla un tedesco arcaico che è rimasto isolato dall’evoluzione del tedesco moderno e ha conservato i caratteri di quando i primi coloni si insediarono nella valle del Rodano. Si tratta di una sorta di tedesco-svizzero ancora oggi parlato dalla popolazione attaccata alla tradizione che viene chiamato titsch e si insegna nelle scuole elementari perché non vada perduto. 

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